Le sue gesta: il silenzio, l’immobilità
Strano cavalier cortese fuori,
i capelli biondo rame
da vergine rinascimentale
e il temporale negli occhi;
dentro
il corpo snello, agitato
teso in uno scatto
mai compiuto e che mai sarà
Avventura ferma, armatura a priori
ferro incandescente che rifiuta
il fabbro e i suoi colpi
O sabbia liquescente
che respinge il labbro:
non debba mai soffio, vetro, lume
accendere il buio compiaciuto
in cui non vede, in cui non va
Affondi senza ritegno
mi profani senza remore
le mani vanno solo
dove la carne si divide
ma se di notte ti cerco
il piede con il mio
ti ritrai scottato
per eccesso d’intimità
Ha i denti
ma non morde né spaventa
questo piccolo oggetto semplice
ma colpevole nell’assenza
Mi hai detto che è lui
che differenzia
i fidanzati dagli amanti:
nella fuga non pensano
i clandestini
a mettere il pettine in valigia
Ballata dell’amore finto
Quest’amore finto come un piatto di arcopal
come l’alga nella bolla del pesce rosso
quest’amore ologramma
quest’amore fantasma
quest’amore tutto baci e sorrisi inventati, fabbricati, brevettati
quest’amore perché “la solitudine no, piuttosto?”
quest’amore perché io ti accarezzo e tu ti senti vivo
quest’amore perché “mia moglie mi trascura”
perché “mia moglie mi opprime”
perché “mia moglie dice che la trascuro”
quest’amore finto come un cheeseburger o un mcfish
quest’amore liscio come una tavola da surf
sulla sabbia
quest’amore che “puoi contare su di me”
dopo che ti ho lasciato
che “voglio leccarti la pancia”
dopo che ti ho lasciato
che “nessuna è come te”
dopo che mi hai lasciato
quest’amore che tira acqua a un mulino solo
quest’amore che non ascolta,
quest’amore di una volta
la volta che m’hai detto
senza di te mi perdo e insieme a te
anche
Ho aspettato tanto, troppo.
Premeva, premeva, lo sentivo che occupava spazio, l’Inesorabile, ma io non l’ho voluto fermare.
Si è preso il posto che voleva, il Prepotente, fino a lacerarmi le carni. Il dolore ora mi accompagna.
Parlare è dolore.
Mangiare è dolore.
Bere è dolore.
Mi tengo la testa fra le mani.
Cerco sollievo nella stasi.
L’immobilità, questa è la soluzione.
Almeno fino all’estrazione*.
Del dente del giudizio.
?che è poi quello che ti fanno certi uomini. La cosa inizia così, con leggerezza: tu ci mangi insieme, ci ridi insieme, Essi sono un innocente puntino bianco nella carne, poi diventano un cornetto duro, poi due tre quattro fino a che emergono a mo’ di iceberg ma con quattro punte e ti si piantano nella vita come il dente del giudizio nella bocca: è scomodo, dà fastidio e fa male (perché allora lo chiamano del giudizio, cioè del senno? Esistono uomini assennati? Vuole forse dire, invece, del Giudizio? Ossia il giorno in cui, pare, si spalancheranno le lente ed eterne vie del purgatorio o dell’inferno? [per il paradiso si prendono altre corsie, più veloci]).
Insomma, non c’è verso di ignorare la sua presenza.
A meno che (vedi *)
estirpate, donne, estirpate
Vois-tu, J P,
ces murs romains que je longe ?
Opus Mixtum, je crois.
San Saba.
Un reflet de pare-brise puis trois
- papillotage de soleil
sur les voitures garées.
Tout se tait.
En un éclair, le square de “Piramide”,
et le paysage s?anime.
Les dames slaves ont laissé
les petites vieilles qu?elles soignent
à leurs enfants du dimanche ;
savourent d?la liberté, un bout sincère,
au goût des cornichons de leurs pays
à la couleur de la pelouse où se détendent, enfin,
au son de rires sans tache, soupçon ou arrière-pensée.
Dimanche.
Moi, c?est mon poulet rôti à même les mains
le rouge des visages allumés par la bière
la musique que je m?frédonne « you?d be so nice to come home to? »
Cole Porter ?
A droite la pointe presqu?egyptienne
la fontaine en face (des années Vingt)
et tout autour la vie qui gicle
des enterrés de la semaine.
Je broie du noir
malheureusement pas
pour faire du pain
la voix gît
dans mes hanches enflées
n?a pas de voie
pour s?élancer et se répandre
tout un bouillonnement
froid et solitaire
sous ma peau
je ne veux rien d?autre
que bien enfermer
moi vraie,
ce que je suis,
laissant paraître
rien qu?ce qu?il faut
pour ne pas effrayer
la masculine engeance
voici donc
je dis au revoir
retiens l?élan
chante ma peine
(quando ero sul Continente e la terra pesava, come tutto il resto)
(sul mio corpo assassino)
voglio bocche di libellule
a bermi come viole
sul mio corpo buono
(per agili macellai
dagli esatti coltelli)
Ma ho stracciato la mappa
della mia fecondità
per togliere ai pirati
lo spasso dello scavo
e ne ho tratto poi una falsa
e riso da lontano
dell’inutile sudore
Domenica ferma e sospesa
ma non è venerdì,
e sono sola,
anche il rumore di macchine si è fatto discreto
domenica d’attesa,
come l’altra,
di una voce, uno sguardo, un colore.
I giorni sono un lungo filo bianco
e senza ago,
non voglio punture
né sangue
stanotte
solo il filo cucito
di una luna a metà
‘La lune l’allume’
elle hulule dans le vent
elle frissonne dans le noir
et pourtant
elle ne cesse de voir
les choses derrière les choses